Altripiani

Di padre in figlio

Quattro giorni in cammino nelle Dolomiti Friulane.

Lavorare ad un proprio progetto è una cosa bellissima.
Ci vuole costanza, energia e fatica, ma permette di togliersi ogni sfizio e ogni desiderio. Sei tu che decidi tutto. Tanto che questa volta ho deciso di condividere l’esperienza con la persona che mi ha introdotto nel grande e magico mondo della montagna.
Mio papà per alcuni anni mi ha portato sulle spalle e i paesaggi erano principalmente quelli delle Dolomiti, ma non mancavano alcune scappatelle assieme alla mamma in Valle D’Aosta a La Thuile. Alcuni anni dopo si è aggiunto anche mio fratello e l’agosto è sempre stato sinonimo di famiglia, vette, pascoli, mirtilli, gioco e avventura verticale.

Il mio andare in montagna è diventato un progetto dal nome Altripiani, un continuo cantiere d’idee in evoluzione. Parte tutto come una passione, ma quando vedi che l’idea piace e funziona c’è più da lavorare che da fantasticare. In un progetto si parte, ci si ferma, si torna, si guarda indietro, si fa e si disfa uno zaino.
Questa volta siamo andati nelle Dolomiti Friulane, posti già raggiunti in più occasioni, ma senza aver mai percorso l’intero anello del Parco in una sola volta.

L’itinerario si sviluppa lontano dalle Dolomiti affollate e attraversa in quota le aspre, selvagge e meravigliose vallate dei gruppi del Pramaggiore, dei Monfalconi, degli Spalti di Toro, del Cridola e in totale si toccano quattro rifugi: Giaf, Flaiban-Pacherini, Pordenone e Padova. Nel buon stile Altripiani siamo andati a conoscere le persone che ne fanno parte, le singole storie dei gestori che tra mille difficoltà portano avanti con passione questi importanti punti d’appoggio a mezza via tra la foresta e le rocce.
Lo spettacolare anello all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Friulane ha molte varianti a seconda della difficoltà e dell’impegno, ha la durata di quattro o cinque giorni in base alla gamba, all’allenamento e all’esperienza. Non mancano le panoramiche salite alpinistiche alle vette, una tra tutte quella al Monte Pramaggiore di 2487m e poi le ripide discese per i ghiaioni.

Abbiamo avuto la fortuna di camminare in quattro giorni di sole, ogni tanto ci siamo lamentati perché non c’era nemmeno una nuvola a ripararci dalle temperature elevate nonostante fosse solo metà giugno, poca l’acqua nei torrenti, ma tanti gli incontri con camosci, stambecchi, marmotte e alcuni rapaci svolazzanti.
Sono persone ospitali i gestori, molti ancora in fase di “rodaggio” visto l’inizio di stagione, l’apertura non è mai una fase semplice, c’è sempre qualcosa da sistemare. Il problema principale è che quando c’è l’acqua, manca il sole per i pannelli solari e quando c’è sole manca l’acqua per ogni basilare attività.
Una continua sfida per queste famiglie, coppie o amici che amano la natura e non si arrendono.

Con mio papà l’abbiamo definito “Il giro delle forcelle”, sono state otto in totale, dai nomi più buffi: Scodavacca, Urtisel, Brica, Inferno, Fantuina, La Sidon, Pramaggiore, Segnata.
Anche i nomi dei passi sono divertenti, come il Passo Del Mus o il Passo Suola.

Il quarto giorno in parete e alla base del Campanile di Val Montanaia regnava il silenzio, non c’era nessuno. Abbiamo fatto una pausa per godere di questo anfiteatro di roccia prima di chiudere l’anello e rientrare al Rifugio Padova. Invece di passare la classica Forcella Montanaia abbiamo preso il sentiero 357 che punta alla Forcella Segnata, dobbiamo purtroppo segnalare che questa forcella è tutt’altro che segnata!

Sia dal lato friulano che dal lato veneto il sentiero ha subìto grossi danni e frane risultando spesso inesistente. Mi sento di dire che solo alpinisti esperti, con buona capacità di arrampicare anche in discesa e tenendosi aggrappati ad appigli e appoggi ballerini possono passare tranquilli. Dal lato veneto in tre punti esposti ci sono degli spit per calarsi in doppia o fare sicura ad un compagno e i segnavia spesso sono alti a 4 metri sulle pareti del canalone. Dalla carta Tabacco N°02 il sentiero risulta puntinato (•••••), per non trovarsi in spiacevoli situazioni fate attenzione e procedete cauti.
Ulteriore attenzione al sentiero 363A che porta a Forcella La Sidon Alta, dovrebbe essere attrezzato (+++), ma al momento sono le rocce ad essere ancorate ai cavi e noi i cavi alla roccia. Come progetto Altripiani lo faremo presente a chi di competenza.

L’intero trekking è generalmente poco frequentato, noi lo consigliamo a tutti gli escursionisti che vogliono vivere un momento di pace dove la fatica è premiata dalle piccole conquiste condivise. Infatti è risaputo che una gioia condivisa, è una gioia doppia.

Ultimamente l’evoluzione delle calzature hanno portato spesso a preferire scarpe leggere e basse, ma per i continui ghiaioni uno scarpone alto è stata la soluzione migliore.
Indossavamo due modelli AKU, Alterra GTX e Alterra NBK GTX: il primo è un modello da trekking versatile, progettato per escursioni di media difficoltà e durata su terreni misti. Il secondo un modello progettato per escursioni di lunga durata su terreni impegnativi.
Entrambe le calzature hanno la costruzione asimmetrica della suola con l’esclusiva tecnologia AKU ELICA che garantisce un’ottimale distribuzione del carico sulla superficie plantare e uno straordinario miglioramento del meccanismo di rullata.
Fate le vostre valutazioni, noi intanto vi consigliamo entrambi i modelli!

(Per scaricare e stampare una descrizione dettagliata del trekking consigliamo questo link)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *